NO A VILLA RUSSO ... SPIANATELA

Agli sconsiderati insorgenti gridiamo : “Villa Russo va abbattuta per realizzare un parco verde in memoria degli  anziani deceduti per malasanità”. Chi scrive è uno dei tantissimi familiari di anziani deceduti per diretta responsabilità di Villa Russo, denunciata alla Procura nel maggio 1991. Confermiamo quanto altri parenti di anziani degenti denunciarono, un Clinic Center strumento per reclutare anziani, bisognosi di riabilitazione, da dirottare a Villa Russo. Dopo l’inutile e dannoso ricovero proponevano il trasferimento presso l’unica altra struttura riabilitativa napoletana, Villa Russo, stessa proprietà Crispino. Anche in essa si subiva il ricatto, se non si pagava 600mila lire mensili per l’incompetente badante, che “assisteva” più persone contemporaneamente dalle ore 9 alle 18, ai poveri anziani allettati non si forniva il cambio della biancheria, la pulizia per le esigenze fisiologiche ed i pasti non erano serviti a letto del degente allettato, ma lasciati sul tavolo. In totale isolamento, senza una TV o radio. Un profondo rammarico ci attanaglia, non aver creduto a nonna, ricoverata prima al Clinic Center e poi a Villa Russo, che ci indicava evidenti lividi e di non mangiare. Non le credemmo per i suoi 93 anni e per le rassicurazioni delle badanti. Nonostante si pagasse MAI nel pomeriggio si vide un medico e mai ci fu riabilitazione, anzi si fece di tutto per “inchiodarla” a letto, perché più gestibile dal personale. Cadute sospette, che richiesero punti di sutura e non solo dal letto, posto in un angolo buio di una stanza con altri pazienti. Un lungo calvario nascosto ai parenti e noto solo con il decesso dalla cartella clinica. Sei mesi in cui nonna si spense lentamente, dapprima tifosissima del Napoli, interessata alla politica, ai telegiornali, intelligente, sempre attenta e curiosa di conoscere, in ottima salute, fu ridotta ad una larva. Un giorno d’improvviso la trovammo in stato comatoso, mentre l’infermiere fu da noi impedito di somministrarle un’assurda dose di Tavor. Decidemmo di trasferirla l’indomani presso l’ospedale Cardarelli (NA), nonostante le sospette forti pressioni dei medici e di un custode di farla morire a Villa Russo. Tanto che i sanitari della pseudo clinica “Villa Russo”, priva dei più elementari supporti di assistenza sanitaria e di riabilitazione, per la paziente in coma e con insufficienza  respiratoria scrivono la loro colpevolezza : “Si dimette contro il parere dei sanitari”. La nonna presentava due vastissime piaghe da decubito alla schiena occultateci, con carne viva ed ossa esposte. Al Cardarelli, operata un anno prima con successo per frattura collo femore sx, la diagnosi fu: “Si riceve la pz. in Rianimazione. Stato cachettico, respiro spontaneo insufficiente per cui si intuba per via rinotracheale e si collega a RAM.

Polso: pressione non apprezzabile. Prelievi di routine, Rx torace. Non sono evidenziabili lesioni pleuro/polmonari in atto. Sospetta lussazione della testa omerale dx. ECG bradicardia sinusale a FC 38 b/m.

In assenza di patologie, ma di uno stato cachettico, la nonna morì l’indomani perché defedata, per documentata denutrizione. Ritenevamo che l’esperienza Clinic Center e Villa Russo fossero un incubo del passato e per le quali le inchieste della magistratura dal 1991 avessero fatto giustizia. Invece, nel 2006 altri sventurati ci riferirono di aver dovuto pagare 350 euro mensili alle badanti di Villa Russo per avere l’assistenza, che di norma è in convenzione e che la povera vecchietta vi morì proveniente da Clinic Center. Nel 2008 l’incubo si ripresenta, nostra madre è operata per frattura al femore sx e gira che ti rigiri con angoscia constatammo che nel napoletano l’unico centro di riabilitazione è sempre Clinic Center, gli altri centri nelle provincie campane avevano tempi di attesa per il ricovero troppo lunghi. Conoscenti medici ci permisero un rapido ricovero a Clinic Center garantendo l’immediata riabilitazione. Fu l’inizio di un nuovo calvario, nonostante le continue pressioni sui sanitari l’assistenza era lacunosa, di rado rispondevano al campanello dopo lunghe attese, il pasto era lasciato sul tavolo della paziente allettata. Alle qualificate richieste dei familiari infermieri di iniziare subito la riabilitazione i medici ritenevano di aspettare 30 giorni per la formazione del callo osseo. Assistemmo allo spettacolo di badanti entrare nell’orario visite per dar da mangiare, pulire i pazienti e rifare il letto. Senza alternativa trascorsero i 30 giorni, ma la terapia non si effettuava, quindi negli orari di visita provvedemmo a far muovere la paziente, sollevarla, farla mangiare a tavola e fare caricare gli arti. Ben oltre i 30 giorni i sanitari riferirono della necessità di consolidare il callo osseo. All’ennesimo sollecito per la mancanza di pannoloni, di pulizia personale della paziente, del cambio della biancheria, di una riabilitazione assente e per l’approssimarsi delle dimissioni al 60° giorno ci proposero il trasferimento a Villa Russo per l’assistenza che richiedevamo. Nulla era cambiato dai tragici fatti del 1990, per non cadere nel fatale baratro e condannare nostra madre ad una agonia mortale, contattammo due idonee strutture in Roma. Mancava poco al 60° giorno di ricovero a Clinic Center, quando ricevemmo la sospirata disponibilità da Roma. Dove rivelarono i danni per la tardiva riabilitazione ed in 40 giorni resero autonoma mia madre. Ora, si apprende che Villa Russo è dal 2010 chiusa per gravi inadempienze e carenze igienico sanitarie, si legge che si praticava ancora una pseudo assistenza da parte di badanti pagate dai degenti. Auspichiamo che la crisi finanziaria imponga alla Regione Campania il taglio del business delle convenzioni a Villa Russo e Clinic Center, per porre fine per sempre ad un incubo, che dura da troppi decenni.

INSORGENZA ALLA FRUTTA

L’insorgenza, opportunista, se fosse puramente populista non cavalcherebbe ogni cosa, pur di “cavalcare” la protesta. Questa volta lo scivolone è grande, sostiene la riapertura della clinica “Villa Russo”, senza documentarsi sul passato e presente giudiziario di una struttura sanitaria, che la Stampa definì come lager ed ora la Stampa etichetta come inquisita per “la truffa dei finti ricoveri Coinvolti manager, medici e badanti”. È azzardato per insorgenza definirla “il più grande centro geriatrico del Sud”, per il quale “denuncerà irregolarità e abusi e lancerà proposte per recuperare "Villa Russo”. Ci conforta per il benessere dei napoletani che Villa Russo è chiusa dal 2010 e che, se ripartiti i suoi 400 posti letto, non sarà mai più riaperta. Lo scenario auspicato, non gradito dal dux Dicè, trova conforto dalla desolante conferenza su Villa Russo, organizzata il 3 agosto 2012 ore 11,30 presso il Nuovo Bar Mexico in via Miano 119. Non solo è poco dignitoso svolgere un dibattito politico sindacale nell’ingresso di un bar, quasi sul marciapiede, ma è la presenza di soli circa 15 persone tra insorgenti, giornalisti e dipendenti di Villa Russo su un organico di circa 350 operatori. Dispiace la patetica enfasi roboante con cui il mensile “Il Brigante”, filo insorgente, scrive della conferenza con sole15 presenze, annunciando che “Villa Russo era l’unico presidio per le lungodegenze

 esistente in Campania”, ignorando l’esistenza di eccellenti strutture di riabilitazione, soprattutto per anziani a Castel Morrone (CE), a Campolongo (SA), a Telese (BN). È scandaloso che a Napoli da sempre Villa Russo e Clinc Center, appartenenti ad una sola proprietà, monopolizzino il servizio convenzionato. L’ennesima conferma alle nostre documentate denunce di un’insorgenza fasciorautiana, ci giunge non a caso dal blog rautiano  MSICONRAUTI.BLOGSPOT.IT, che sostiene anch’esso la stessa battaglia di insorgenza pro Villa Russo. Paradosso, Marco Levi Bianchini dal 1945 al 1957 fu direttore dell'ospedale psichiatrico privato "Villa Russo" a Miano, si laureò in medicina a Padova nel 1899 con una tesi d'argomento psichiatrico e d'impostazione lombrosiana. Insorgenza strumentalmente lanciò la campagna contro il museo Lombroso di Torino, ignorando volutamente certi suoi aspetti, descrittici dal direttore del museo almeno dieci mesi prima della sceneggiata insorgente, che ci fecero desistere da ogni protesta strumentale.

VILLA RUSSO

RASSEGNA STAMPA GIUDIZIARIA DAL 1990 AL 2012

 

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