I BORBONE SONO TORNATI

S.A.R. Carlo di Borbone: ”Celebriamo i 120 anni dalla morte di Francesco II, perché è stato l’ultimo Re di uno Stato sovrano”. Quindi, S.A.R. Carlo di Borbone si riconosce l’ultimo Re di uno Stato NON sovrano. Napoli 22 novembre 2014.

Carlo torna nella città partenopea e riceve accoglienze festanti, come se i Borbone fossero ancora sul trono

www.oggi.it - 24 novembre 2014, Vogliamo il ritorno del Re. Carlo di Borbone, duca di Castro, torna a Napoli. E non rinuncia a passeggiare tra i vicoli, dove viene accolto da chi inneggia al ritorno del re. Perché sono molti, da queste parti, che considerano ancora l’Unità d’Italia come un vero e proprio furto ai danni dello splendore del regno borbonico. Gli stessi che non rinunciano a farlo sapere appena ne hanno l’occasione. E l’occasione, questa volta, è data proprio dalla visita di Carlo di Borbone a Napoli, in occasione del 120esimo anniversario dalla morte dell’ultimo Re delle Due Sicilie, Francesco II. E l’accoglienza tra i vicoli di Napoli è stata festante, come se ancora i Borbone fossero sul trono. I “viva ‘o Reeeeee” si sono sprecati. A vico Purgatorio, vicino all’ingresso della Napoli sotterranea, il passaggio di Carlo è stato salutato addirittura con l’esplosione di mortaretti e piccoli fuochi d’artificio. Tra sventolio di bianche bandiere con lo stemma delle Due Sicilie, la gente ha fatto la fila per stringere la mano e abbracciare quello che qui molti chiamano ancora “Maestà”. Tanti i giovani e tante le ragazze che hanno aspettato il loro turno per dire una parola beneagurante a Carlo. Tra queste c’è stata pure l’assessore comunale ai giovani Alessandra Clemente. Qualcuno ha anche urlato contro l’unità d’Italia. Antonio, giovane universitario ha spiegato: “Vogliamo il ritorno dei Borbone. Noi del Sud ci sentiamo depredati e derubati. Voglio dire che il Regno delle due Sicilie cadde grazie all’aiuto dato dai malavitosi ai cosiddetti liberatori che in realtà si impadronirono di ogni risorsa e ricchezza per trasferirle al Nord”. Perché sono tanti, da queste parti, a pensarla così… “CI ADOPERIAMO PER NAPOLI” -“Debbo ritenere che hanno fondamento le considerazioni, per certi versi malevoli, verso i vincitori i quali nel 1861 troncarono lo stato borbonico”, dice Carlo di Borbone durante la sua visita a Napoli. “Ma in questo momento, quello che conta è essere qui tra questa bella gente. Ogni volta che ritorno a Napoli”, conclude Carlo, “rimango commosso per le dimostrazioni di affetto nei confronti della mia famiglia. Io, mia moglie Camilla, insieme con gli Ordini Dinastici della mia Casa cerchiamo di adoperaci in opere di solidarietà verso questa magnifica ed insostituibile città”. A San Gregorio Armeno, la strada dei presepi, il traffico pedonale si è bloccato per la ressa attorno al Capo della Casa Borbone. LA CERIMONIA A SAN FERDINANDO - Il giorno dopo, la messa in ricordo di Francesco II nella chiesa di San Ferdinando, a venti metri dal Palazzo Reale, dove lo sfortunato ultimo Re delle Due Sicilie assisteva alle funzioni religiose. La chiesa è gremita di cavalieri, con i loro mantelli ed insegne, dai cadetti della scuola militare Nunziatella guidati dal colonnello Valentino Scotillo, dal rappresentante del sindaco di Caserta e da tanti napoletani venuti qui a vedere “‘o Principe”. Appena uscito dalla chiesa, Carlo di Borbone è braccato da Titti, la giovane direttrice della caffetteria accanto a San Ferdinando. Ha voluto offrire “na tazzulella così che il Principe si porti in bocca il sapore del caffè di Napoli”. Il Capo di Casa Borbone due Sicilie ha accettato, poi è scappato via.

Grandioso successo per la commemorazione del Re Francesco II delle Due Sicilie

Francesco II fu l’ultimo sovrano legittimo di Napoli. Alla cerimonia, che si è tenuta questa mattina nella chiesa di San Ferdinando a piazza Trieste e Trento, hanno preso parte oltre 200 persone. Oltre ai simpatizzanti del movimento si sono uniti alla cerimonia tantissimi cittadini e curiosi che hanno voluto partecipare alla Messa. Da segnalare, inoltre, la presenza di un altissimo numero di giovani, quasi a voler “sdoganare” la solita diceria di un movimento elitario composto per la maggior parte solo da nobili o da personaggi di alto rango. Il popolo ha partecipato in massa per ricordare il suo ultimo sovrano. Piazza Trieste e Trento, stamattina, era un turbinio di candide bandiere borboniche. Il Capo della Casa delle Due Sicilie, il principe Carlo di Borbone, è stato accolto come di consueto con una calorosissima ovazione. Alla cerimonia hanno preso parte anche volti noti del mondo dello spettacolo.

LA RIVOLUZIONE E’ INIZIATA

L’ODIATO INVASORE TRICOLORATO SARA’ CACCIATO

Il 25 ottobre 2014 a Napoli si è svolta per la seconda volta la manifestazione contro la “terra dei fuochi” ed è stata caratterizzata dalla massiccia presenza di indipendentisti borbonici. Centinaia di bandiere del Regno delle Due Sicilie sventolavano e veementi cori si innalzavano contro l’invasore italiano, contro l’unità d’itaglia ad invocare la legittima indipendenza dall’odiato invasore. Causa la ferrea censura del regime italiota non è trapelata la minima notizia ed immagine di questo evento straordinario. Il popolo meridionale si è svegliato dalla ipocrita storiografia risorgimentale mafiosa e massonica. Lo stato italiota è la mafia, è la camorra, è la ndrangheta, i cui giuramenti di affiliazione si effettuano ancora in nome dei criminali Garibaldi, Mazzini e Lamarmora, i padri della patria tricolorata. Lo stato italiota costituì ed organizzò la mafia in Sicilia nel 1860 e la camorra a Napoli nel 1861, infiltrandole ad alto livello nelle Istituzioni locali. Nel 1862 fu la volta della ndrangheta in Calabria. Massimo D’Azeglio dal parlamento italiota nel 1863 dichiarò al Governo che il popolo napoletano aveva rimesso i Borbone sul trono di Napoli per ben due volte, NOI ora li rimetteremo per la terza volta. I BORBONE SONO TORNATI.

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