LA STORIA FATTA DI SE

Se garibaldi, savoiardi e cavour non fossero esistiti

17 MARZO 1861 NASCE IL DEMONE ITALIA

CAUSA DI  GUERRE, OLOCAUSTI, CORRUZIONE, MAFIA

Nel 1856 Il Regno delle Due Sicilie fu premiato all’expo di Parigi come la terza potenza in Europa, e quindi al mondo, per sviluppo industriale. Le casse Statali erano così ricche di riserve auree da avere i titoli di stato ad alto rendimento e quotati a Londra e Parigi. Il Banco di Napoli e di Sicilia erano tra le banche più solide e ricche a livello internazionale e numerosi primati fregiavano il Regno delle Due Sicilie.

Con l’approssimarsi dell’apertura del Canale di Suez i porti e la flotta delle Due Sicilie avrebbero avuto un eccezionale ulteriore sviluppo per la necessità dei traffici internazionali tra i paesi dell’Europa e le colonie indiane e dell’estremo oriente di utilizzare le rotte del Mediterraneo. L’apertura dei porti duosiciliani alla flotta Russa incrementava l’attività dei traffici marittimi per il commercio del grano russo.

Tutto ciò avrebbe riservato al Regno delle Due Sicilie un ruolo di prim’ordine nell’economia mondiale.

Nel caso non avvenuta o fosse fallita l’aggressione piemontese italiana alle popolazioni duosiciliane, queste non avrebbero subito le drammatiche e tragiche conseguenze dell’occupazione risorgimentale, non avrebbe subito le conseguenze politiche, militari ed economiche di tutte le avventure d’aggressione italiane.

Lo Stato piemontese sarebbe fallito ed ora sarebbe da terzo mondo, sottosviluppato, poiché nel maggio 1860 era a due mesi dalla bancarotta, se non avesse razziato il Sud, che ora sarebbe uno Stato tra i più solidi e ricchi d’Europa, soprattutto grazie allo sfruttamento in proprio dei giacimenti di petrolio e gas in Basilicata, Sicilia ed a largo delle coste pugliesi.

Non vi fu alcuno spirito patriottico nazionalista nelle guerre d’aggressione risorgimentali, “Il Bel Paese” non ha mai avuto un popolo omogeneo e legato da comuni tradizioni culturali, linguistiche, religiose, economiche e militari. Solo l’impero romano unì politicamente tali popoli, pur diversissimi, solo con la forza delle sue legioni.

La necessità di una penisola unita politicamente è un volgare pretesto della retorica massone risorgimentale, ricordiamo che il Tricolore è un simbolo massone, poiché, se ciò fosse vero, vi sarebbero state spinte altrettanto forti per unire politicamente le numerose penisole sparse per il mondo, come quella Iberica, Scandinava, Jugoslava, Arabica ed Indocinese o tutti quei popoli che parlano la stessa lingua in Sud America, Nord America, paesi francofoni africani ecc..

L’Italia savoiarda ha dichiarato varie guerre di aggressione in appena 83 anni (1860-1943) con una carneficina di circa 4.000.000 di persone.

Nel 1860 aggredì vilmente, senza dichiarazione di guerra, lo Stato Pontificio ed il Regno delle Due Sicilie solo per saccheggio e la cui popolazione insorta subì 1.000.000 di morti in meno di 10 anni di feroce guerra di liberazione, 500.000 detenzioni disumane di napoletani. L’Italia impiccò e gasò centinaia di migliaia di eritrei, somali ed abissini sul finire dell’ottocento, altri morti per l’occupazione del Dodecaneso, partecipò anche al saccheggio di Pechino, migliaia di libici uccisi nel 1911, altra carneficina con l’Austria-Ungheria, Germania, Bulgaria e Turchia (1915), 650.000 morti, 600.000 dispersi, 950.000 feriti, più i civili, all’Abissinia (1935), alla Spagna nella guerra civile, all’Albania (1939), poi alla Francia, alla Grecia, a tutti i nemici della II guerra mondiale, 443.000 morti, al Terzo Reich alleato e poi nemico, all’Inghilterra, Unione Sovietica, Stati Uniti e Yugoslavia. Verso la fine del II° conflitto, per terminare in bellezza, dichiarò guerra al Giappone, per contro non vi è notizia di una nazione che abbia dichiarato guerra all’Italia, BEL PRIMATO.

Senza l’Unità dei criminali garibaldi, cavour e savoia le genti degli Stati preunitari non avrebbero mai subito tante sofferenze e miserie.

Il secondo dopoguerra con il breve boom economico solo per il centro nord non ha riservato entusiasmi, ma terrorismo, scandali, nepotismo, corruzione e sprechi sempre attuali.

Dal 1876 al 1976 non sarebbero emigrati 27.000.000 di italiani di cui 13.500.000 di Meridionali, con la conseguente mancata nascita di tante comunità di emigrati sparsi per il mondo e non sarebbero sorte organizzazioni criminali come mafia, ndrangheta e camorra, che hanno condizionato negativamente la vita sociale e l’economia di tanti paesi fino ad oggi e per il futuro.

Con Casa Savoia fallita non vi sarebbe stata la nefasta unità d’italia, che nei progetti di Napoleone III doveva essere una potenza militare cuscinetto a protezione della Francia. Il cinico e rapace espansionismo dell’italia, definito dall’imperatore di Prussia “colonialismo straccione”, trasformò l’ago della bilancia piemontese in uno eccellente potenza mercenaria da vendersi opportunamente ai blocchi di potenze europee. Emblematico il “Patto di Londra” (1914), da alleati d’Austria e Prussia ad alleati di Francia ed Inghilterra. Senza l’italia nessuno dei due blocchi contrapposti avrebbe osato scatenare la I guerra mondiale, all’origine dello scoppio della II guerra mondiale, che certamente non si sarebbe estesa al bacino del Mediterraneo, in Africa e nei Balcani. Non vi sarebbe la drammatica questione israelo-palestinese, non vi sarebbe stata la Spagna franchista, non vi sarebbe stato Hitler, le atomiche sul Giappone, la Yugoslavia di Tito, la Grecia dei colonnelli, il fascismo e forse il comunismo, non vi sarebbe stata la “guerra fredda” e la corsa agli armamenti nucleari con blocchi contrapposti e guerre ideologiche in ogni parte del mondo.

Tante pagine tragiche della Storia con centinaia di milioni di morti ed immense sofferenze per l’umanità non sarebbero state scritte, perché gli equilibri e le alleanze tra le potenze europee sarebbero state diverse senza Casa Savoia.

Tutti gli Stati preunitari si sarebbero sviluppati economicamente ed in pace, e probabilmente oggi vi sarebbe una federazione di tre macro Stati italici, senza antagonismi.

Non resta che maledire i “padri della patria italiana” per il SOGNO BORBONICO INFRANTO, per quante tragedie la Storia non avrebbe scritto, se oggi esistesse ancora il Regno delle Due Sicilie.

(Sud Indipendente)

LA VERGOGNA DI SENTIRSI ITALIANO

mannaggia a garibaldi !

IL SOGNO INFRANTO . . . IL REGNO COME SAN LEUCIO

L’ESPERIENZA DI SAN LEUCIO DOVEVA ESSERE ESTESA ALL’INTERO REGNO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Leucio - residenze per gli operai

COMUNITA’ DI SAN LEUCIO costituita nel 1773 da Ferdinando IV di Borbone.

ORGANIZZAZIONE POLITICA:

pre Socialismo. San Leucio và vista più che come un fenomeno sociale e politico come una anticipazione dei centri operai sorti intorno alle fabbriche delle Company Towns (Saltaire, Port Sunlight, Bourneville …) perché poco ebbe in comune con le altre comunità utopiche, che al contrario avevano un fondo essenzialmente di trasformazione sociale. L’esperimento risultò interessante però per gli aspetti senz’altro progressisti del suo codice interno. Il codice emanato nel 1789 sanciva l’eguaglianza dei membri della comunità e un sistema mutualistico d’assistenza, oltre la “casa degli infermi”, che rientrava nelle dirette cure del re, esisteva un fondo assistenziale detto cassa di carità per il sostentamento degli inabili e dei vecchi”. Il governo della comunità era affidato, insieme al parroco, a cinque “seniori del popolo” eletti ogni anno tra i membri anziani della comunità. La pubblicazione dello statuto leuciano, quando apparve, generò meraviglia e contentezza nei napoletani i quali speravano che questi principi fossero allargati al regno. Il fenomeno di San Leucio rappresenta l’attuazione se pur modesta, di un principio ideologico che ha precedenti storici nel “codice della natura” del Morelly e nelle colonie dei Gesuiti nel Paraguai. C’è da rilevare però che le colonie dei Gesuiti ebbero una portata sociale e politica più vasta dell’episodio napoletano e “mentre il codice della natura” aveva delle leggi generali per un mondo da ricrearsi, in San Leucio si cercava di dare forma definitiva ad un organismo che già era cresciuto anni prima.

ORGANIZZAZIONE ECONOMICA:

Comunità dei beni. Il codice sanciva il diritto e il dovere al lavoro. La retribuzione del lavoro veniva effettuata con un crescente compenso fino ad una cifra corrispondente all’opera dei maestri più qualificati. Si praticava l’agricoltura, la zootecnica e la lavorazione della seta, che fu iniziata spontaneamente nelle case dei contadini, i quali in seguito ad un aumento di popolazione, non trovarono più una sufficiente occupazione nel lavoro dei campi.

ORGANIZZAZIONE SPAZIALE:

San Leucio nasce come zona per la riserva di caccia del re Carlo. Il Vanvitelli incaricato del progetto, segnò un tracciato di viali rettilinei, destinati a congiungere la Reggia di Caserta con l’antico edificio del Belvedere (appartenente al feudo dei Baroni casertani e costruito nel XVI secolo), posto al centro della tenuta di San Leucio. Chiamato il re al trono di Spagna suo figlio Ferdinando IV diede inizio alla vera formazione del nucleo comunitario. Nel 1773 fece recintare l’intera tenuta e costruire un piccolo edificio a casino di caccia. Da quel momento la riserva cominciò a trasformarsi in una tenuta agricola, si costruirono le case per i contadini e gli impianti zootecnici. Nel 1778 venne trasformato l’edifico del Belvedere che, oltre ad essere la nuova residenza reale, avrebbe raccolto tutto il lavoro e le manifatture sparse nelle diverse abitazioni. Negli anni che precedettero la rivoluzione del ’99 fu realizzata una nuova filanda a nord-est del Belvedere e un albergo per forestieri. Lo schema urbanistico generale comprende: una zona quasi totalmente destinata all’attività agricola sorta intorno al primo nucleo detto la “vaccheria”; una zona destinata all’attività manifatturiera intorno al Belvedere; una terza all’ingresso della comunità, con carattere solamente residenziale. La composizione urbanistica curata dall’arch. Francesco Collecini, segue un rigido sistema assiale. Fanno eccezione a questo schema, le due file di case dei coloni che, prospicienti il Belvedere, si estendono ad oriente ed occidente di esso, su due linee non allineate, quasi a segnare una curva di livello del monte. Centro di tutta la comunità è l’edificio del Belvedere che si svolge intorno ad un grande cortile rettangolare chiuso. Sul lato orientale si snoda un altro cortile aperto verso mezzogiorno e circondato da corpi di fabbrica destinati ad opifici. Questo secondo cortile doveva costituire la parte centrale del nucleo leuciano, secondo il piano che prevedeva di ripetere simmetricamente sul lato est un volume edilizio uguale a quello del Belvedere situato ad ovest. Il maggior rilievo edilizio è dato dalle case per i coloni costruite nel 1786. L’assegnazione di questi alloggi rientrava nella dote matrimoniale che Ferdinando dava ai giovani coloni. Le case disposte su due file prendono il nome di quartiere San Ferdinando a destra del portale d’ingresso alla comunità e San Carlo a sinistra. Inizialmente doveva essere una serie di abitazioni disposte attorno a tanti cortili rettangolari uniti l’uno all’altro; mentre i due quartieri non sono altro che case a schiera a due piani. Le uniche parti eseguite dei cortili sono quelle corrispondenti a due corpi di fabbrica adiacenti la porta d’ingresso della colonia. Di notevole interesse anche la chiesa di Santa Maria delle Grazie, uno dei primi edifici neogotici dell’Italia meridionale, sorta nel 1805 nei pressi della Vaccheria. Completano il patrimonio edilizio di San Leucio altre piccole costruzioni come chioschi, casini di caccia … sparsi nel bosco circostante.

TIPOLOGIA EDILIZIA:

Il Belvedere conteneva la chiesa, la scuola, la dimora reale, quella dei principali cittadini, i depositi, la filanda, i filatoi e altre attrezzature dell’opificio. In esso è accentuata una caratteristica presente in ogni costruzione in San Leucio: coesistenza armonica di un accento monumentale unito ad un carattere rustico. Collecini disegnò una residenza reale con la schiettezza di un rustico podere. In pianta le cellule delle case a schiera presentano due vani al pian terreno e due o tre vani al piano superiore uniti da una scala interna, generalmente formata da un solo rampante. Il dislivello tra la fila di case del quartiere di San Ferdinando che sorge su un suolo piano, e quella di San Carlo che si eleva su una area che risente del declivio della collina, è posto in evidenza nella volumetria delle case che si accostano con un andamento scalare. Gli sfalsamenti trovano corrispondenza anche nei cornicioni che proseguono nei punti di dislivello, con tratti verticali.

 

I telai di San Leucio furono portati qualche anno dopo l’invasione del 1860 a Valdagno, dove fu creata la prima fabbrica tessile nel Veneto, di Piero Marzabotto (poi Marzotto)

Atti parlamentari

Bibliografia

Un sogno

Primati del Regno

Saccheggio del SUD

Olocausto duosiciliano

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La Storia Negata

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